Donata Beggiora

Insegnante di violino

Milanese, insegna violino presso APM. Ha suonato in numerosissime e prestigiose orchestre e in varie formazioni cameristiche non limitandosi alla sola musica classica, bensì affrontando anche jazz e pop.

Leggi l'intervistaLeggi l'intervista

In cosa consiste il tuo lavoro all’interno di APM?

Il mio ruolo è quello di trasmettere come insegnante, sia la metodologia per imparare a suonare il violino, sia coinvolgimento emotivo che questo comporta.

Com’è nata la tua passione per la musica e per il violino? 

Ascolto fin da piccola musica classica in casa grazie a mia mamma pianista. È lei che mi porta a teatro e mi fa scoprire la musica. Il violino è lo strumento che mi ha colpito più di tutti in orchestra per il suo suono avvolgente e caldo. Insieme alla musica l’altra mia vera passione è la danza.

Com’è iniziato il tuo percorso musicale e qual è stata la tua formazione? 

Tutto comincia quando, dopo aver passato le selezioni per entrare nel corpo di ballo della Scala, ho superato anche quelle per entrare in Conservatorio. Era pressoché impossibile portare avanti tutte e due le attività, così ho dovuto fare una scelta. Ho continuato con la musica nella classe di viola alla quale ero iscritta e dopo cinque anni sono passata al violino: ho cambiato insegnante e ho terminato gli studi come violinista.

Com’è nata la tua passione per l’insegnamento? 

Ho suonato fin dai primi corsi in diverse formazioni. Orchestre da camera e sinfoniche, quartetto, trio, tutte realtà fuori dal Conservatorio e che hanno contribuito ad alimentare grandemente la mia passione e la volontà necessaria per continuare a suonare. L’insegnamento è arrivato dopo. Non è stata una vera passione, più la consapevolezza di voler trasmettere le mie esperienze formative a chiunque considerasse come me la musica, un’espressione del bello che è la vita.

Quale tra i tuoi insegnanti è stato il Maestro a cui devi di più e cosa ti ha “lasciato in eredità”? 

Forse proprio per questo motivo, sono due gli insegnanti che ricordo con maggiore affetto e gratitudine. La signora Pellegrinotti, la mia prima insegnante che mi disse che: “tu hai un carattere da violinista, non puoi suonare la viola”, facendomi così capire quindi quanto conti ciò che siamo, più di cosa sappiamo fare. Inoltre è grazie a lei che ho imparato il concetto di “morbidezza, non mollezza” sullo strumento.

L’altro grande Maestro che voglio ricordare è il carismatico Borciani. L’eredità che mi lascia è innanzitutto la consapevolezza di come la complessità della vita si rispecchi nella complessità dello studio della musica; in secondo luogo e sotto un aspetto più specifico, un metodo il più possibile razionale e sintetico volto alla ricerca della perfezione della tecnica e del suono senza “perdere tempo con orpelli inutili”.