Daniele Sozzani Desperati

Insegnante di pianoforte – Direzione didattica pianoforte, chitarra e ritmica

Originario dell’Oltrepò Pavese, insegna pianoforte in APM oltre a dirigere la sezione di pianoforte e dei corsi di ritmica. È anche organista, direttore di coro e orchestra oltre che compositore. Collabora, in diversi dei ruoli sopra elencati, con la Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli di Milano.

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Com’è nata la tua passione per la musica e per il pianoforte?

Poco alla volta, un po’ tramite la passione di mio padre per la musica in generale (fin da piccolissimo ho sempre messo – impropriamente – le mani su chitarra e tastiera) e un po’ tramite varie occasioni di ascolto, fino a quando verso i 7 anni i miei genitori mi hanno regalato una tastiera a patto che avrei studiato per suonarla… in maniera appropriata.

Com’è iniziato il tuo percorso musicale e qual è stata la tua formazione?

Ho iniziato, durante la terza elementare, a prendere lezioni private di pianoforte. Durante le scuole medie, con la stessa insegnante ho affrontato anche la teoria e solfeggio, così da prendere la licenza insieme all’ammissione in conservatorio col passaggio alle superiori. Nel frattempo avevo già cominciato a suonare all’organo in chiesa da solo e accompagnando alcuni cori, attività che ho approfondito e che continuo tutt’ora anche come direttore di coro.
In conservatorio a Milano ho proseguito col pianoforte, al quale si sono affiancati dopo poco anche organo (anch’esso portato sino al diploma) e la composizione. Come ultime, ho affrontato la direzione d’orchestra (tramite corsi e masterclass di vario tipo) e la direzione di coro con un approfondimento sulla musicologia liturgica.

Com’è nata la tua passione per l’insegnamento?

L’apprendimento avviene tramite la passione, che spinge verso una “sete” di conoscenza. Quella stessa sete, più profonda, che ci porta ad indagare le leggi interne della materia che affrontiamo e ad interiorizzarle, si diffonde nuovo come passione anche insegnando ad altri ciò che noi (per amore dell’arte) continuiamo incessantemente a studiare. Se anche solo una piccola parte di quello che cerchiamo di trasmettere arriva all’allievo, siamo certi di avere fatto il suo bene, perché nasce tutto da un rapporto di amore con qualcosa di infinitamente più grande di noi e che ci unisce tutti, innalzandoci su tutti i punti di vista (umano, artistico, spirituale… ).

Quale tra i tuoi insegnanti è stato il Maestro a cui devi di più e cosa ti ha “lasciato in eredità”?

Ho avuto la fortuna di avere sempre insegnanti che si sono spesi tantissimo per me, sia che abbia percorso con loro una strada lunga anni, sia poche lezioni lungo una sola settimana. Ho ricordi e insegnamenti indelebili tanto da quattro anni in conservatorio (senza contare masterclass e altri seminari) con Vincenzo Balzani, quanto dalla prima lezione di composizione con Danilo Lorenzini (durante la quale non scrissi nemmeno una nota), da un’esecuzione diretta da Gilberto Serembe o da una singola frase in una breve chiacchierata con Isaac Karabtchevsky in mezzo alla sua masterclass di direzione. Al di là e prima ancora delle tecniche e dei metodi che mi hanno insegnato (validissimi e indispensabili, anche e nonostante le differenze tra le loro scuole e le loro diverse visioni artistiche), l’eredità più grande che li accomuna è la necessità vitale di rimanere innanzitutto fedeli verso la musica e al contempo onesti verso sé stessi.